Moretti scrisse la sua autobiografia ("CHI LO AVREBBE MAI PENSATO", Girolamo Moretti, Autobiografia, Ancona 1977, Curia Provinciale dei Frati Minori Conventuali) con estrema spontaneità, senza preoccupazione di stile e cura dei particolari con lo scopo di raccontare la sua verità. Il risultato è un racconto piacevole da cui emerge un Moretti che ha cercato per tutta la vita di tradurre il suo formidabile intuito psicologico in un sistema grafologico basato su un metodo rigoroso. Moretti non è riuscito però a tradurre tutto ciò che intuiva in termini scientifici, non solo nel campo della grafologia, ma anche in quello più ampio della psicologia, specie del comportamento espressivo. Moretti stesso afferma che avrebbe desiderato dare per lo meno delle indicazioni empiriche; purtroppo non ci è riuscito per mancanza di tempo. A differenza dalle altre opere di Moretti, dalla lettura dell’autobigrafia emerge più l’uomo con il suo temperamento che il risultato del suo lavoro; un uomo che nella sua vita ha avuto non solo soddisfazioni ed entusiasmi per l’evoluzione e l’affermarsi della grafologia ma anche amarezze e crisi per quanti l’hanno contrariato in modo non costruttivo con il solo intento di ostacolarlo e screditarlo.
Di seguito sono riportate alcuni estratti dell’autobiografia; sono stati scelti pricipalmente gli aneddoti perchè con poche righe danno l’idea della singolarità di Moretti. Ci si scusa con il lettore per eventuali errori presenti nella trascrizione.