Il presidente dell’Università Popolare di Verona, Avv. Ettore Sartori, mi scrisse una lettera con la quale mi invitava a tenere una conferenza sulla grafologia in quella città. Aderii all’invito e ci mettemmo d’accordo per il tempo, il luogo e la modalità. La conferenza sarebbe stata corredata da proiezioni di scritture. Dell’Avv.Sartori avevo la lettera d’invito e una cartolina nella quale mi definiva tutti i particolari. tabt In quel tempo, così almeno pensavo io, la via più comoda era quella di Bologna-Modena-Mantova che non quella di Poggio Rusco e Isola della Scala. Il giorno stabilito partii da Bologna nelle prime ore del pomeriggio per essere a Verona verso le diciassette. Seppi, durante il viaggio, che a Verona ci sono due stazioni ed ero un pò preoccupato perchè non sapevo in quale scendere per incontrarmi col presidente dell’Università Popolare e che mi aveva scritto che sarebbe venuto a prelevarmi in stazione senza indicarmi quale delle due. tabt A Mantova nel mio scompartimento salì un prete, parroco di Felonica Po. Parlammo di grafologia e, poichè mi disse che andava a Verona, gli chiesi in quel stazione sarebbe sceso, se alla prima o alla seconda. Mi disse alla prima. “Penso, osservai, che il treno farà un pò di sosta in quella stazione”. “Un quato d’ora, circa” mi rispose. “Ebbene, mi faccia il favore di guardare bene tutti quelli che incontrerà. Semmai si imbatterà con un signore di tale statura, di tale incesso, di tale conformazione del viso, con tale colore dei capelli, questi è l’Avv. Sirtori. Gli dica, per favore, che io l’attendo qui in stazione”. ”Lo conosce?”. ”Soltanto dallo scritto”. ”E allora?”. ”Tenga in mente i connotati che le ho dato. Sarà un esperimento anche questo”. Mi salutò con un fare incredulo e nello stesso tempo incuriosito di vedere l’esito. Appena uscito dalla stazione, tra gli altri notò un signore che rispondeva a quei connotati. Lo abbordò dicendogli: ”E’ lei l’Avv.Sartori?”. ”Sono proprio io”. “In stazione c’è Fra Girolamo che l’attende”. “Forse lei mi conosce?”. ”No, la riconosco dai connotati che mi ha dato Fra Girolamo”. ”Ma se non mi ha visto mai!”. ”E’ una cosa incredibile più che meravigliosa!”. ”Non mi sarei mai e poi mai aspettato che la grafologia arrivasse a questi risultati”. “Non so che dire. Certo che soltanto dal suo scritto egli mi ha delineato così bene la sua persona fisica”. tabt E’ più facile immaginare che descrivere i festosi complimenti che mi fece l’Avv. Sartori. Il suo entusiasmo richiamò nel suo studio di Via Maziini alcuni amici, i quali mi tennero occupato in analisi grafologiche fino all’ora della conferenza che ebbe luogo nella magnifica sala della Gran Guardia, capace di contenere, se non erro, un migliaio di persone. La sala era gremita. C’erano filosofi, scienziati, nobili e , insomma, tutti gli intellettuali della città.
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L’Avv. Sartori mi presentò al pubblico con frasi sobrie – la sobrietà è nella sua natura – e tutto il suo discorso si restrinse al racconto di quello che era avvenuto tra me e il prete, tra questi e lui. Vidi che il pubblico, nella maggior parte, accolse quel discorso con un senso di incredulità. Finita la conferenza e gli applausi, dissi ai presenti: “Ho visto che la maggior parte del pubblico non era disposta a credere a quanto ha riferito l’Avv. Sartori sul mio incontro col prete e su quello del prete con lui. E’ giusto che il pubblico abbia per lo meno dubitato, trattandosi di una cosa nuova, sebbene la serietà dell’Avv.Sartori costituisca una valida garanzia”. Nella sala regnava un silenzio sepolcrale e pareva che i presenti trattenessero persino il respiro. “Perchè tutti ne siate convinti, seguitai, vi prego di presentarmi tre scritture di persone a voi note. Ve le descriverò completamente nelle loro particolarità psichiche e somatiche”. Un mormorio di meraviglia si sparse per la sala e si udirono diversi esclamare: “Molto bene!”. Un signore venne verso il presidente dell’Università, gli presentò una scrittura e gli disse molto piano quattro o cinque parole:”Ottimamente”, esclamò l’Avv.Sartori. E rivolto a me disse: ”Eccole”, padre. Subito dopo comincia la mia analisi. tabt Sintetizzai l’analisi in questo modo: ”Sebbene ci siano molti casi nei quali non si riesce a conoscere il sesso, qui vedo chiaramente che si tratta di scrittura maschile. Il soggetto possiede quantitativamente tale intelligenza. Queste sono le sue tendenze e abilità sortite da natura, queste le sue possibilità nella vita, questo il suo carattere, questa la sua parte affettiva, questa la sua sincerità, questa la sua reazione nelle avversità. Questa la sua statura così definita a colpo d’occhio, questo il suo incesso, questo il timbro della sua voce, queste le particolarità del suo viso”. “Basta, gridò una voce. Non c’è più bisogno di andare oltre: è il sindaco di Verona”. E voci dalla folla: ”E’ proprio lui. Meglio non può essere descritto”. Venne un applauso che pareva non finisse più. tabt All’esame della seconda scrittura, non ricordo di chi fosse, lo stesso risultato strabiliante. Mi fu poi presentata la terza scrittura in un cartoncino o cartolina postale, non ricordo bene. Guardai l’orologio. Dovevo prendere il treno delle ventitre per Bologna ed erano già le 22,45. “Di questa scrittura vi farò una descrizione sintetica, dissi, perchè devo partire. Qui è necessario sapere se appartiene a donna oppure a uomo, essendo uno di qui casi in cui il sesso non appare chiaramente, e il sesso spesso non è decifrabile dalla scittura. E’ ammesso da tutti”. Chi aveva presentato la scrittura dichiarò: ”E’ di donna”. “Se di donna, l’autrice della scrittura è un mostro di intelligenza e nello stesso tempo di bruttezza fisica”. La scrittura era di Paola Lombroso. tabt La folla mi seguì alla stazione di Porta Nova. Mi chiusi in uno scomprtimento di terza classe perchè ero molto stanco e desideravo non essere disturbato.